Eh si’, anche qui. Un poco in ritardo, per vari motivi, eppure ci siamo.
Vi risparmio le solite menate sul rapporto tra album formato classico e canzoni nell’era digitale. Ne ho parlato pure troppo. Aggiungo solo che il numero degli ascolti per ogni album, e’ calato paurosamente, quindi e’ assai probabile che molti di questi lavori, sentiti per lo piu’ negli ultimi due mesi, escano dal lettore in modo piuttosto rapido. Ma tant’e': eccovi quindi la lista dei 14 album (non chiedetemi perche’ 14, non lo so manco io) preferiti dal sottoscritto tra quelli usciti nel 2011. Ordine puramente casuale, eccetto i primi 3, che reputo i migliori.

Girls – Father, son, holy ghost

The Decemberists – The king is dead

J. Mascis – Several shades of white
Gli altri, ripeto, rigorosamente in ordine casuale:
The Walkabouts – Travels in the dustland
Fucked up – David comes to life
Wild Flag – Wild Flag
M83 – Hurry up, we are dreaming
Cults – Cults
Dum Dum Girls – Only in dreams
The pains of being pure at heart – Belong
The Twilight Singers – Dynamite steps
Ryan Adams – Ashes and fire
The Black Keys – El camino
Wilco – The whole love
I Primi Tre:
Il terzo (o secondo e mezzo) album dei Girls e’ semplicemente il miglior album che ho ascoltato l’anno scorso. Ripeto: almeno sino ad ora, i ragazzi di San Francisco sono una sorta di Tarantino applicato alla musica rock-pop. Ossia, l’arte di citare decenni di musica rock suonando allo stesso tempo nuovi ed originali. I Decemberists invece hanno pubblicato il loro miglior lavoro semplicemente eliminando tutte le insopportabili teatralita’ e barocchismi che me li facevano considerare come un gruppo di incompiuti sempre a meta’ strada. Album folk-rock da manuale, con una canzone migliore dell’altra. Il vecchio caro zio Tibia Mascis ha invece pubblicato una raccolta di canzoni acustiche che comunque sanno di Dinosaur Jr dalla prima all’ultima nota. Anche qui, difficile scegliere tra queste dodici splendide perle.
Gli altri:
Si va dal punk rock will never die dei trascinanti ed incendiari Fucked Up sino alla classe assoluta dei Walkabouts, che non sbagliano un disco manco a pagarli. Dal gradito ritorno del ragazzaccio Ryan Adams, che nella sua miglior veste cantautoriale pubblica il suo miglior album da anni a questa parte, sino al magnifico rock scuro dei Twilight Singers, con un Greg Dulli davvero in ottima forma. Dal pop hipster-pitchforkiano degli adorabili Cults e dei francesi M83 (il cui shoegaze col sintetizzatore e’ la dimostrazione che si puo’ uscire vivi e vegeti dagli anni 80) al trascinante rock chitarristico e roccioso delle Wild Flag di Carrie Brownstein e Janet Weiss, che ci ricordano che grande band fossero le Sleater Kinney. Dal pop rock post-Jesus@mary chain/Cure, anche questo molto hipster, di The Pains of being pure at heart e Dum Dum Girls ai Black Keys, che hanno dato alle stampe un album davvero memorabile con un pezzo piu’ bello dell’altro. Sino ai soliti Wilco, che ormai sono un caso a parte. Difficilmente ripeteranno i capolavori di inizi anni zero, eppure continuano a snocciolare pezzi-gioiello come piovesse, offrendo tra l’altro il miglior live act in circolazione, probabilmente